Il vino anche con la pizza

articolo del 29-08-2008

La quattro formaggi vuole lo spumantino frizzante, la capricciosa preferisce il rosso

In tutto il mondo aprono più pizzerie che punti vendita di hamburger. La pizza era e resta il simbolo dell’Italia culinaria, ma negli ultimi venti anni ha dominato incontrastato l’abbinamento con la birra. Perché? Acqua, farina, pomodoro e mozzarella fanno di questo sano alimento della dieta mediterranea un piatto dal costo contenuto, alla portata di tutti. E, così, la teutonica birra che in Italia si produce solo dal 1890 (a fronte della storia millenaria del vino) è diventata per il suo prezzo altrettanto abbordabile l’abbinamento “classico” con la pizza.

Questo recentissimo revival della coppia “pizza & vino” era già la regola nella Toscana di oltre 20 anni fa. La coppia fissa era quella del Galestro Capsula Viola, creato nel 2003, che è un delicato vino bianco con un blend di Trebbiano, Chardonnay e Pinot Bianco. Assolutamente classico l’abbinamento se, per un momento, riusciamo a non pensare che si tratta di una pizza margherita ma la traduciamo in carboidrati (come la pasta), salsa di pomodoro e mozzarella. Per dare un’indicazione generale, dunque, ben venga la pizza margherita con un vino bianco con una moderata intensità dell’aroma, in equilibrio con il cibo, ed una nota di freschezza che bilancia la tendenza acida del pomodoro.

A chi piace la piazza ai quattro formaggi, tripudio della grassezza e della bontà senza remore per la dieta, si suggerisce uno spumante bianco che con le sue bollicine aiuta a ripulire il palato dallo scoppiettio di sapori di mozzarella e gorgonzola etc.

Dedicato a chi, e secondo le statistiche sono la maggioranza, preferisce comunque i vini rossi è l’abbinamento fra pizza alla capricciosa e un vino giovane. I salumi aggiungono alla grassezza pure la speziatura, e richiedono nel calice maggiore ricchezza in alcool e consistenza, con una giusta dose di tannini.

Apriamo una piccola, ma indispensabile, parentesi sulla giusta temperatura di servizio dei vini. Il bianco va bene a circa 10°, insomma fresco e lo sanno tutti. Le incertezze cominciano proprio con il rosso e con la cosiddetta temperatura ambiente: sia chiaro che d’estate non può essere servito ad oltre 40°. Il rosso va rinfrescato e, per essere godibile, deve avere una temperatura di circa 20°. Anche in pizzeria, oramai, è frequente trovare l’enofrigo ovvero quel frigorifero a colonna al cui interno sui diversi scaffali ci sono le bottiglie, suddivise per tipologia, e con temperature diverse su ogni ripiano.

Magari può essere un elemento in più per preferire dove mangiare una pizza, anche se il forno a legna resta al vertice delle preferenze.

 

(articolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” Speciale 24.07.2008)

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