Le panare di Santa Vittoria a Spongano
articolo del 03-12-2008
Bruciano lentamente le “panare” di Santa Vittoria, all’ombra della piazza, dopo aver sfilato in corteo per le vie di Spongano, e il fuoco e la cenere sembrano associarsi ad arcaici riti pagani, oppure, come vuole la tradizione cristiana radicata nel centro salentino, il bruciare delle “panare” (ceste colme di sansa) sta a simboleggiare il fuoco del dragone scacciato dalla santa nel nome di Dio e di Gesù Cristo, in epoche di persecuzione cristiana. Furono i baroni Bacile di Castiglione a portare nel Medioevo il culto della santa marchigiana, loro conterranea, qui a Spongano, culto che si diffuse tanto da farla eleggere anche protettrice della comunità. Il passare dei secoli non ha scalfito la devozione nei confronti di Santa Vittoria e ogni anno i fedeli di Spongano non mancano di onorarla sia in estate, nella festa partecipata anche da migliaia di turisti, sia in questa ricorrenza più intima e raccolta, carica di simbolismo e rispettosa della tradizione che arriva dagli avi, i laboriosi e rinomati produttori di olio i quali, in pieno periodo di raccolto e molitura, interrompevano il lavoro e si dedicavano, come in un rito propiziatorio, alla preparazione ognuno della propria “panara”. Le “panare” di Santa Vittoria, grandi ceste di giunco intrecciato riempite di sansa e addobbate con foglie di palma, festoni, fiori, bandierine colorate, rami di edera, arance, mandarini o grappoli di datteri, si caricavano sui traini tirati dai cavalli, anche loro inghirlandati, oppure trascinate fino al punto in cui venivano incendiate. Oggi di frantoi non ve ne sono più tanti e così anche gli artigiani, i commercianti, l’Amministrazione comunale e il comitato feste si sono uniti alla tradizione, un tempo fortemente legata al raccolto e alla lavorazione delle olive, permettendole di sopravvivere alla modernità. Nasce così il festoso corteo che, già dalle 15 parte da piazza Santa Vittoria scortato dalle musiche della banda Città di Poggiardo. La prima “panara” è, come di consueto, quella del Palazzo dei baroni Bacile a cui, man mano che si percorrono le vie, si aggiungono tutte le altre, per cinque lunghe ore, fino alle 20 quando, giunte le ceste nei pressi del municipio, prende vita la grandiosa e lenta pira alimentata dalla sansa, un tepore che era anche speranza per una buona stagione e un raccolto propizio. C’è anche la musica a riscaldare l’atmosfera oltre al fuoco, con i caldi ritmi dei Tamburellisti di Torrepaduli, oltre ai fragranti taralli, ai tradizionali lupini e all’ottimo vino locale, offerti ai presenti.