mercoledì 25 febbraio
Nella tradizione popolare salentina era un fantoccio dalle sembianze di una vecchia e rappresentava la mamma del Carnevale morto il Martedì grasso. La Caremma veniva realizzata con materiali poveri e improvvisati, e poi appesa sui terrazzi, ai balconi delle case o sui pali ai crocicchi delle strade il Mercoledì delle Ceneri, giorno di inizio della Quaresima, periodo di penitenza in cui i festeggiamenti del Carnevale dovevano essere solo un ricordo sostituiti da giorni di digiuno, sacrificio e astinenza, in particolare dalla carne. La Caremma, però, rappresentava anche un rudimentale calendario con il quale si teneva il conto delle settimane che mancavano alla Pasqua. Nella mano sinistra, infatti, teneva il fuso e la lana da filare, simboli della laboriosità del tempo e della vita che scorre velocemente, e in quella destra teneva un’arancia nella quale erano conficcate sette piume di gallina, una per ogni settimana della Quaresima, tolte di volta in volta al passare di una settimana fino al Sabato Santo, giorno in cui la Caremma veniva fatta ardere su una grande “focareddhra” in segno di purificazione, mentre il festoso suono delle campane annunciava la Resurrezione di Gesù. I bambini presi per mano intorno al calore del fuoco, quasi in una danza rituale, recitavano a cantilena così: “la Caremma pizzitorta se mangiau la ricotta, se la mangiau scusi scusi cu nù la vitane li carusi. Li carusi la ritira la Caremma la ccitira” (La brutta Maremma si mangiò la ricotta, se la mangiò di nascosto per non essere vista dai ragazzi. I ragazzi la scoprirono e la uccisero). A Tuglie, questa tradizione continua in maniera davvero inusuale, a tal punto che la comunità si è scherzosamente guadagnata l’appellativo di “Tuglie, il paese delle Caremme”, grazie alla rassegna-concorso che l’associazione culturale Ekagra organizza nella ricorrenza dei cinque anni allo scopo di tramandare uno dei tanti simboli scomparsi della cultura popolare salentina.
Il concorso coinvolge tutto il paese ed è molto atteso da bambini, giovani e adulti, dalle associazioni di volontariato e dalle scuole che vi prendono parte con entusiasmo. Una volta realizzate e posizionate, le Caremme vengono fotografate dai volontari Ekagra, che durante le domeniche di Quaresima, in piazza Garibaldi raccolgono i voti dei tugliesi che decretano la Caremma vincitrice nelle rispettive categorie: la meglio riuscita, quella più spaventosa, la più simpatica e quella più originale. L’11 aprile, Sabato Santo, la rassegna-concorso si conclude con il lungo corteo formato da tutti i volontari dell’associazione che, a bordo di un mezzo folcloristico, passano per le vie di Tuglie a ritirare le Caremme che verranno inesorabilmente bruciate in una grande “focareddha”, in via Tito Schipa, nei pressi di piazzale Matteotti. Dopo la cerimonia di premiazione dei partecipanti alla presenza delle autorità cittadine, e delle Caremme, a ricordo delle tante vecchine, rimangono solo delle semplici fotografie.
(articolo tratto da QUI SALENTO febbraio 2009)