da venerdì 10 a domenica 12 luglio
Si trasforma per tre giorni in un grandioso luna park di sapori, la piccola Merine, quando un vortice di profumi e colori se ne impossessa per la diciassettesima edizione della “Sagra te lu ranu”. Risate, sorrisi e allegria, cortesia e cura accolgono i visitatori pronti a tuffarsi in un mare di bontà. “È come se fosse entrata nel dna della gente di Merine”, scrive per presentare la sagra il giovane parroco, don Alessandro d’Elia, parole che descrivono al meglio l’atmosfera che si respira: “Un’energia esplosiva che chiede di essere liberata dalle ruggini dell’inverno per potersi sprigionare in un tripudio di suoni, sapori, odori”. È un ufficiale “benvenuto” all’estate che, nella terra salentina baciata dal sole, si accompagna ad un prosperoso raccolto dei campi, da cui parte tutto il processo che porta alla preparazione delle squisite ricette che danno un sapore unico al grano, declinato con fantasia, ma sempre secondo i dettami della genuina tradizione salentina. Aprono il menu della sagra i “pizzi”, bocconi di pane impastato con cipolla, pomodori e olive nere; le “pucce”, le “frise ’ncapunate”, le friselline e i tarallini, tutti di grano duro, conditi in vari modi; tra i primi, le orecchiette e i maccheroni al sugo conditi con ricotta forte, pecorino, cacioricotta, molliche fritte e peperoncino; “lu ranu stumpatu”, e cioè stuzzicanti chicchi di grano cotto, privato della pula, serviti con sugo, formaggio e ricotta forte o, per gli amanti dell’archeologia culinaria, i “muersi” preparati con i fagioli, i piselli, le cime di rape e il pane fritto. Per passare ai secondi, i teneri “pezzetti te cavallu”, la carne cotta al sugo di pomodoro, le salsicce e le fettine arrosto che incontrano fragranti panini, pronti all’imbottitura. Non mancano gli antipasti, le bruschette, le patatine e le fumanti “pittule”, e dulcis in fundo, i freschissimi spumoni di gelato artigianale ripieni di frutta candita o croccantino di miele e mandorle. È consigliabile riservare un posto per i dolci caserecci, la torta pasticciotto, le ciambelle, le crostate e le torte al cioccolato, il tutto diluito con il “Sagrettino”, vino doc rosso e rosato della cantina cooperativa di Salice Salentino, imbottigliato ed etichettato per la Sagra te lu Ranu. Non c’è solo da banchettare a Merine lungo il percorso che, come un labirinto semplificato dalle apposite mappe, riserva numerose e piacevoli sorprese: e c’è da scommettere che tutti gli abitanti del piccolo e ospitale centro si siano impegnati per rendere questa edizione indimenticabile, come le precedenti. Preziosa la mostra presentata nella parrocchia del paese, che alla suggestione di altari e tele affianca le mirabili opere d’arte del maestro Antonio Malecore, ultimo erede di una dinastia di cartapestai.
Di tutt’altro genere, non per questo meno interessante, l’installazione “Experience beer”, ideata dal produttore di birra Fernando Longo, un viaggio emozionale tra i colori e gli elementi della birra artigianale salentina. Da visitare, anche una mostra mercato e diversi punti di distribuzione del biglietto “Gratta il kikko”, una sorta di gratta&vinci ideato appositamente per la sagra, che ha una particolarità: i biglietti sono tutti vincenti.
L’intrattenimento musicale è un ennesimo invito alla condivisione di una delle più belle sagre popolari dell’estate salentina: venerdì 10, nell’Ajera, inaugurano la festa gli Oidè, seguiti dagli Alla Bua. In piazza Nuova, musica italiana dagli anni ‘60 ai giorni nostri con The Revival. Sabato 11, nell’Ajera I Calanti aprono la serata, per poi lasciare il palco al Canzoniere Grecanico Salentino, mentre in piazza Nuova, di scena i ballabili del gruppo Folk 2000. Gran finale domenica 12 con i Scianari e i Taranta Social Club che si alternano all’Ajera, mentre sul palco di piazza Nuova si canta folk con Li cumpari. Per le strade, ritmi itineranti con Giganti e tamburi, direttamente da Vibo Valencia, percorrono in lungo e largo Merine nelle tre le serate. E questa è “solo la diciassettesima” edizione della Sagra te lu ranu. Chissà che cosa s’inventeranno gli organizzatori per l’anno prossimo, quando la manifestazione diventerà maggiorenne.
(articolo tratto da QUI SALENTO luglio 2009)