
Che le donne abbiano quel tocco in più è cosa nota, del resto si dice che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna, ma alcune di queste, straordinarie, hanno realmente fatto la storia: parlo di quelle donne che hanno rivoluzionato il mondo del bere. Astuzia, ingegno, lungimiranza, volontà ferrea, uno spiccato senso degli affari e soprattutto l’assenza di MARITI: questi gli ingredienti esplosivi per quelle “femmine” del tutto fuori dal comune. Nicole-Barbe Ponsardin, vedova Clicquot, Jeanne Alexandrine Pommery, Elizabeth Law de Lauriston Bonbers, vedova del celebre Jacques Bollinger, disse, riferendosi alle sue bollicine: "Lo bevo quando sono felice e quando sono triste, talvolta quando sono da sola. In compagnia, lo considero obbligatorio. Nelle altre circostanze, non lo tocco mai, a meno di aver sete". Grandi persone, piccoli paesi in cui si vive solo per il vino, piccolissime parcelle di terra producono quello spumeggiante senso di grazia che, ainoi, continua ad accompagnarci solo negli istanti di festa, mentre invece con il suo brio e con la sua sussurrata eleganza dovrebbe riempire molti momenti della nostra vita. Ma come nascono le bolle? Queste sono le fasi del processo di spumantizzazione: Si crea la cuvée assemblage, ovvero una unione di vini (molto acidi) con varie caratteristiche, es. stessa annata (millesimati), annate differenti (sans année), solo uve bianche (blanc de blancs), blanc de noir con uve nere; Si procede poi con l’aggiunta della liqueur de tirage per attivare la rifermentazione. Essa è costituita da uno sciroppo a base di lieviti, zucchero di canna, sali minerali e altre sostanze. Il vino, poi, viene immesso nelle bottiglie (champagnotte) che saranno i contenitori definitivi per la futura commercializzazione che vengono momentaneamente chiuse con tappi a corona.
La rifermentazione dura circa 4 mesi durante i quali, grazie all’azione dei lieviti, si genera calore, alcol e anidride carbonica. Con tempi variabili che crescono con l’aumentare della qualità e che cambiano in funzione dei differenti disciplinari di produzione, si ha la maturazione: 12 - 30 mesi e molto di più per i grandi prodotti.
I lieviti oramai esausti si depositano sul fondo e vanno a costituire quelle sostanze dette “fecce” che avranno il compito di liberare complessi elementi aromatici nel liquido; per riportarle in sospensione, periodicamente le bottiglie vengono scosse e rimescolate su appositi cavalletti, detti pupitres, sui quali le bottiglie sono ruotate ed inclinate per veicolare le fecce verso il collo entro 1-2 mesi ; alla fine le bottiglie si troveranno verticalmente sulla punta. Per eliminare i lieviti/fecce oramai depositati sul tappo si procede con la sboccatura o degorgement
- a la volée: un tempo il cantiniere, con una sciabola, toglieva il tappo, liberando così la bottiglia dalle fecce, raddrizzandola rapidamente per non perdere troppo vino a causa della spinta dovuta alla pressione interna;
- a la glace, oggi si immerge la bottiglia in una soluzione refrigerante a -25°C in modo che la parte di vino contenente le fecce si congeli e possa esse espulsa con grande facilità. Sicuramente più pratico, ma decisamente meno poetico.
A questo punto il liquido perso con la sboccatura deve essere “rimpiazzato” con quella che viene definita liqueur d'expedition, costituita da vino/mosto/zucchero di canna che riporta a volume la bottiglia ma soprattutto caratterizza il prodotto della singola casa:un po’ la ricetta segreta! La bottiglia è pronta per essere tappata con il tappo di sughero che solo da questo momento, grazie ad una serie di fattori, assumerà la caratteristica forma a fungo. Sarà poi vestita con la capsula, l'etichetta e la controetichetta. Un lungo processo che ha fatto della tecnica in cantina, della precisione nei raccolti e della maestria degli enologi, i propri elementi fondanti che riescono a tramutarsi in un modo quanto mai magico e misterioso in frizzante gusto, in effervescente piacevolezza, in brillante delicatezza. Tale la bontà, da spingere Dom Perignon ad esclamare, dopo aver assaggiato tanta prelibatezza : “Oh cuore, ho bevuto delle stelle”. E allora, vi sfido a degustarle, queste bolle!Oggi a confronto mettiamo la celeberrima Francia, patria dei complessi e raffinati Champagne e l’Italia che inizia a manifestarsi con delle perle di vera eccellenza: Egly-Ouriet produce a mio avviso uno dei migliori Champagne di tutta la zona. Tra tra Ambonnay e Verzenay, nella Montagne de Reims, questo produttore è riuscito ad esaltare il Pinot Noir, facendolo diventare felice interprete di un territorio, di un clima, di uno stile, di una storia. Consiglio Blanc de Noirs Grand Cru - Vieilles Vignes « Les Crayères », vigne di Ambonnay, risalenti al 1947. Cura maniacale nel vigneto, quattro anni sur lie e uno spettacolo in bocca.
Piccolissime e infinite bollicine ad accarezzare il palato, aromi eleganti e mascolini, tipici del pinot noir. Infinitamente minerale. Per nulla accattivante, svela l’opulenza tipica del territorio. Teatrale, austero e profondo nell’espressività aromatica e nel gusto.Annamaria Clementi- Ca’ del Bosco. Veste brillante verde oro resa luminosissima da infinite bollicine. Sensazioni floreali dolci di gelsomino e magnolia si aprono all’olfatto con un sottofondo di aromi vegetali di erba limoncina che gioca a rincorrersi con sbuffi di vaniglia e nocciola. Incredibilmente setoso con sferzate di grintosa freschezza che terminano in un cremoso epilogo. E un brindisi da Madame Pompadour non solo per quelle donne che lo champagne lo producono, ma per tutte quelle che lo degustano: “Lo champagne è l'unico vino capace di rendere le donne belle anche dopo averlo bevuto.”
Appuntamento con la rubrica Confesercenti dedicata al vino. curata da Emanuela Grasso.