Censis: Italia tiene. Ma “pagano” lavoro e commercio
articolo del 04-12-2009
“L'Italia ha resistito meglio alla crisi economica perché la finanza non ha vinto sull'economia reale. Ma gli italiani sono sempre gli stessi, siamo una societàreplicante che vive in apnea. Assistiamo al ritorno degli interessi agiti in presa diretta e al tempo stesso alla dura ristrutturazione del terziario e al silenzioso sfarinamento del lungo ciclo dell'individualismo''.
Il 43esimo Rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del Paese, fotografa lo stato d'animo degli italiani ad un anno dall'inizio della crisi economica.
“La crisi economica che ha squassato la finanza internazionale,e poi la struttura economica e occupazionale dei maggiori Paesi del globo -si legge nel rapporto- ci si aspettava portasse un uragano di problemi sulla fragile e poco competitiva economia italiana.
E invece ''è avvenuto che il modello su cui silenziosamente si incardina la nostra società ha ancora una volta funzionato, replicando se stesso -prosegue il Censis-.
Abbiamo infatti resistito allacrisi perchè non abbiamo esasperato il primato della finanza sull'economia reale, perchè il settore bancario ha mantenuto un forteaggancio al territorio, perchè il sistema economico e' caratterizzatoda una diffusissima e molecolare presenza di piccole aziende''.
E inoltre - aggiunge il Censi - ''perchè abbiamo un mercato del lavoro per metà molto elastico e al tempo stesso molto protetto, perchè imprese e lavoro sono da sempre fortemente protetti dalla patrimonializzazione delle famiglie'' e anche ''perchè tutti i soggetti della società vivono quotidianamente integrati al territorio, alla sua coesione sociale e alla responsabilità delle sue amministrazioni''. ''Se abbiamo passato senza troppi danni il 2009 lo dobbiamo senza dubbio all'intrecciarsi quotidiano di queste componenti socioeconomiche”.
“Abbiamo - secondo il Censis - messo in campo un comportamento adattativo-reattivo che funziona da tempo e che avevamo visto gia' all'opera nella crisi drammatica del 2001 e poi nel superamento della esasperazione del declinismo e dell'impoverimento''.
Dal punto di vista economico – prosegue il rapporto che parla di onda ristrutturatrice delle imprese, inseguendo la ripresa – “quella del 2009 è una crisi fortemente differenziata nei diversi settori del sistema produttivo. Alla preoccupante flessione delle esportazioni del manifatturiero (-24% nei primi 8 mesi dell'anno) corrispondono saldi positivi della bilancia commerciale per la meccanica (23,7 miliardi dieuro), il tessile-abbigliamento (7,4 miliardi), le produzioni in gommae plastica (5,8 miliardi), i prodotti in metallo (5,6 miliardi), l'elettronica (4,3 miliardi) e i mobili (3,6 miliardi)”. “Segno negativo invece per l'alimentare (-1,8 miliardi di euro), il farmaceutico (-2,7 miliardi), la produzione di mezzi di trasporto (-3 miliardi), i prodotti chimici (-4,8 miliardi) e l'elettronica (-7,7 miliardi).
Tra gennaio e settembre, si registra la riduzione di quasi l'1% delle imprese manifatturiere (oltre 30.000), ma è il commercio al dettaglio il settore più colpito, con piu' di 50.000 aziende cessate”.
“Infine – spiega il rapporto - l'intero settore terziario è entrato in una fase di profonda riorganizzazione, con un saldo fortemente negativo tra iscrizioni e cancellazioni di imprese: -10,1 imprese per 1.000 imprese attive nei primi 9 mesi dell'anno (162.000 imprese cessate).
I comparti piu' in difficolta' sono: trasporti e magazzinaggio (-29,1 per 1.000 imprese attive), immobiliare (-16,9), attivita' finanziarie e assicurative (-12,5), servizi di informazione e comunicazione (-8,5), servizi legati al turismo (-6,5).