
Devozione e tradizione, tepore, divertimento, fuoco “di pace” e fuochi colorati, fragorosi e musicali, esplode nel cuore dell’inverno la festa di Sant’Antonio Abate, patrono di Novoli. Occhi puntati su sua “altezza” la “fòcara” quindi, regina della festa. Ma soprattutto simbolo: della tradizione contadina in primis, della quale rappresenta forse l’unica traccia nella moderna festa di oggi; quindi della secolare devozione di un paese nei confronti del veneratissimo “santo del fuoco”, o, ancora, di riti antichi e di moderni rituali. Ma anche, e un po’ forzatamente, eletta di recente a simbolo di un territorio, quel Parco del Negroamaro, ancora fermo allo stato istituzionale e che di concreto sembra avere ben poco.
Ma la “fòcara” è principalmente l’immagine, oltreché il puntuale risultato, di tantissimo impegno. Quello di molte persone che ogni giorno, oggi come ieri, per un mese o poco più, potano, raccolgono, legano i tralci di vite, trasportano e dispongono una sull’altra le fascine. Sempre, nonostante la moria dei vigneti e la difficoltà di reperire la manodopera che negli ultimi anni sembrano preoccupare un po’ gli organizzatori. Preoccupazione solo alleggerita quest’anno, pare, dall’inaspettata disponibilità di nuovi ettari nella zona di Leverano e da qualche volontario in più nei campi e sulle lunghe scale. Anche se … le braccia non sono mai abbastanza. Venti metri di altezza, altrettanti di diametro, decine e decine di migliaia di fascine di tralci di vite accatastati in maniera certosina e precisa, fino a formare quella che alla fine appare come una sorta di grande torta nuziale. Una forma ormai “celebre”, che ha cancellato quella antica a forma di cono. Se a due o tre piani, si deciderà via via, dipende da tanti fattori: dalle condizioni metereologi che, dall’umidità della legna e dalle imprevedibili “bizze” in fase di crescita della “fòcara”. Sul cocuzzolo della pira, comunque, occorre arrivarci almeno un giorno prima della sua accensione, in tempo per una sistematina alle “punte” e per una veloce imbellettatura, che si completa con la deposizione della “bandiera”. E dopo la sua pirtotecnica accensione, due notti di calorosa e conviviale “veglia”, o forse più. Sono invece quattro i giorni di festa, con le varie iniziative collaterali che da qualche anno arricchiscono il tradizionale programma religioso e quello civile. Parrocchia, comitato e Comune, con il supporto di tanti patrocini istituzionali, si ritrovano tutti intorno alla “focara” quindi, che quest’anno, non paga dei suoi tanti “significati”, si porta addosso un fardello assai pesante: quello di diventare messaggera di pace. Il concetto di “fuoco buono di Puglia”, così come definì il falò novolese il presidente della Regione Nichi Vendola, è rafforzato quest’anno dal sindaco Oscar Marzo Vetrugno. Il calore della “fòcara”di Novoli è chiamato a suggellare il gemellaggio tra Salento e Palestina, il progetto con il quale la Provincia di Lecce aderisce alle iniziative del “Concerto per la vita e per la pace”, appuntamento organizzato a Betlemme e Gerusalemme dall’omonima associazione nazionale. Uno scambio di “fuochi buoni” quindi tra Salento e Palestina, con una fiammella simbolica della “fòcara” novolese partita alla volta di Betlemme nel periodo natalizio, e con il lumicino che arde nella grotta di Gesù, chiamato ad appiccare la miccia che dà vita al falò, e alla festa di Novoli. Se la preparazione alla festa è quindi tutta con lo sguardo rivolto alla crescita della “fòcara”, il percorso spirituale , predisposto dal parroco don Giuseppe Spedicato, inizia mercoledì 6 con l’intronizzazione del simulacro santo, una solenne celebrazione durante la quale avviene il collocamento, al centro dell’altare, della statua di Sant’Antonio Abate. Una cerimonia tradizionalmente partecipata, che avviene con la chiesa gremita di fedeli e devoti del santo del fuoco. Il giorno successivo, inizia il solenne novenario di preghiera, quest’anno affidato a padre Francesco La Vecchia, rettore della Basilica Maria Ss. Della Coltura di Parabita.
Domenica 10, è invece prevista presso l’ex Mercato coperto, la rassegna di arte contemporanea, Novoli Arte, e la mostra fotografica con gli scatti del “Premio fòcara 2009”. Il via “ufficiale” ai festeggiamenti è comunque dato dall’apertura, venerdì 15, del “Salone dei Vini e delle Cantine del Parco del Negroamaro, allestita all’interno di una struttura coperta, lo Spaziotenda del Fuoco, in piazza Tito Schipa, nei pressi della “fòcara”. Circa centomila le presenze previste nei giorni della festa. La novità di quest’anno è che la rassegna si rivolge non più alle singole cantine, ma ai Consorzi di “tutela vini doc”. All’interno dello spazio-tenda sono previsti incontri, presentazioni di libri, proiezioni e premiazioni. Si inizia la sera dell’inaugurazione con quella del viticoltore che si è distinto nell’anno per qualità ed attaccamento alla coltivazione dei vigneti, che viene indicato da Coldiretti. Sabato 16, vigilia della festa, è tutta dedicata alla “fòcara”. In mattinata, a suon di fanfara, gli uomini del comitato e i rappresentanti istituzionali portano “la bandiera”, un vessillo artigianale in legno, dal municipio ai piedi del falò, per piantarlo, con un passamano, sul cocuzzolo. Nel pomeriggio, alle 15, sul sagrato della chiesa di Sant’Antonio Abate, si svolge il partecipatissimo e antico rito della benedizione degli animali. Rito che anticipa la lunga processione con il simulacro del santo portato a spalla per le vie del paese. Al termine c’è la solenne celebrazione eucaristica, celebrata dal parroco don Giuseppe Spedicato. Alle 20, tutti col naso all’insù per assistere alla pirotecnica accensione della “fòcara”e ai successivi fuochi d’artificio. Appuntamento immancabile per molti, decine di migliaia di persone, spesso pronte a sfidare il freddo per pochi, colorati e fragorosissimi minuti.
Ma non finisce lo spettacolo perché, a pochi metri, è davvero d’eccezione la colonna sonora che accompagna le prime lingue di fuoco del 2010. Per la gioia dei tantissimi fan salentini sul palco c’è Vinicio Capossela. Quindi una notte di veglia alla “fòcara” e al suo ardere lento, in attesa delle prime folate di calore. Domenica 17, il giorno del santo e dei fuochi, si inizia in piazza Sant’Antonio con la tradizionale e solenne concelebrazione eucaristica, presieduta, sul sagrato della chiesa, da monsignor Domenico D’Ambrosio, arcivescovo di Lecce. Richiama appassionati da tutta la regione la gara pirotecnica pomeridiana, che quest’anno si allunga a ben cinque fuochi. Si sfidano nel cielo di Novoli le ditte: Bruscella, Teora, Pellicani & Bruscella, Padovano e Megha. Niente fuochi serali invece, anche se gli organizzatori non escludono sorprese e … colorate esplosioni dell’ultima ora. In serata, attorno a quello che rimane della “fòcara”, ancora musica e un altro atteso ospite, il giovane e istrionico cantautore romano Alessandro Mannarino. Lunedì 18, l’ultimo e più intimo giorno di festeggiamenti, “la festa te li paesani”, che annuncia il ritorno alla normalità per Novoli.
Dovrebbe essere confermata anche quest’anno, visti gli ottimi risultati dei due anni precedenti, la collaborazione con le Ferrovie Sud Est per l’istituzione, nei giorni clou della festa, di treni speciali a tutte le ore in arrivo e partenza da Novoli. Tutte le indicazioni e il programma dettagliato della festa e degli eventi collaterali si possono trovare sul sito www.focara.it .
(articolo tratto da QUI SALENTO gennaio 2010)