
da venerdì 23 a domenica 25 luglio
Altro giro, altra corsa. Riparte la giostra a Gallipoli, Santa Cristina nella sua teca attende solo lo scoccare del dì di festa. I gallipolini, saldamente ancorati alle tradizioni e ai riti che nel corso dell’anno rendono la città meta di migliaia di visitatori e pellegrini, accolgono la platea gremita che assiste alla festa, da spettatrice. Agli occhi della folla è tutto uno spettacolo, quando muove stupita i suoi primi passi tra lo sfavillio delle luminarie, galleria di ricami baroccheggianti sul corso Roma imbaloccato dai mercanti, che si imperlano in due ali di giochi, profumi e colori, nei tre giorni di onori alla protettrice della gente di mare. La banda ne cadenza i passi, la “scapece” ha odore e sapore che avvicina i sensi, anche di chi viene da lontano, al carattere verace dei gallipolini. Ma la baraonda messa in piedi più per gli ospiti che per loro, espressione materiale della devozione smisurata, si ferma prima di giungere al mare, un riguardoso passo indietro rispetto all’altra faccia della festa, quella intima, religiosa, all’apparenza folcloristica per chi vuol vederla così, quella che i gallipolini vivono davvero, lasciando i “forestieri” ad assistere all’eterna ambivalenza della “Bella dello Ionio” che si è sdoppiata, tra città moderna e borgo antico, tra passato ancora vivo e sentito, e contemporaneità, con un ponte di pietra a collegarne le anime.
A veglia di quel ponte, del bastione e del molo, sorge dal 1807 la chiesetta di Santa Cristina, davanti alla quale i pescatori fanno il segno della croce, quando a notte lasciano la banchina per le onde. Il simulacro, invece, è custodito nel prodigio barocco della Madonna della Purità, dell’ultrasecolare confraternita degli scaricatori di porto e dei loro eredi, d’ogni mestiere legato al mare. Qui è venerato, sin dal suo arrivo a Gallipoli nel 1867, anno in cui la cittadina pianse in sei mesi ben 164 morti per colera, epidemia che cessò quando i fedeli rivolsero a Santa Cristina la prima preghiera del triduo che anticipava la festa. Da qui, secondo un copione mai scritto e invariato negli anni, alle 18 di venerdì 23, Santa Cristina, braccia legate, trafitta di frecce, col cagnolino ai piedi e bella da emozionare, esce in processione sorretta dalle giovani spalle dei caricatori, accompagnata lungo il periplo da militari in alta uniforme e dai confratelli della Madonna della Purità. Il corteo di terra fa tappa sul molo, dove il simulacro incontra “Santos”, il peschereccio che per la prima volta quest’anno l’accoglie a prora, rendendo la processione in mare ancor più suggestiva, con Santa Cristina a guidare la flotta, la banda di Santa Cecilia, le scie spumate dello Ionio infranto e benedetto. Al rientro, intorno alle 22.30, un fuoco pirotecnico saluta la statua che risale il ponte verso la sua “casa”. Dall’altra parte della città, in piazza Tellini dalle 21, si esibiscono i Solisti salentini in “Viva l’operetta”, con quattro voci liriche, diretti dal maestro Luigi Solidoro. A seguire “Terra del sole”, lirica, napoletane e inediti, diretto da Enrico Tricarico.
Il mattino di sabato 24 le salve pirotecniche esortano, insieme alla musica itinerante della banda di Santa Cecilia, a onorare la compatrona della città, inviti rintoccati dalle campane della chiesa della Purità che suonano le messe per tutto il giorno. Ma è intorno al palo unto e scivoloso, allungato sul seno del canneto, che ci si ritrova alle 16, fedeli e spettatori, per la sfida che solo ai gallipolini compete: la presa della cuccagna a mare. In serata gli orchestranti di Santa Cecilia si ritrovano sulla cassarmonica in piazza Tellini, dalle 21, serata chiusa sul molo foraneo, al porto mercantile, dal fragore dello spettacolo pirotecnico della ditta Coluccia di Galatina, che colora il cielo sullo specchio di mare. Domenica 25, la messa vespertina è sostituita da un’adorazione eucaristica a cui segue l’esecuzione del Concerto per Santa Cristina, con sei inni originali di autori gallipolini, appartenenti alla confraternita e composti dalla fine dell’800 a oggi. Alle 21.30 il Balletto del Sud di Fredy Franzutti porta in scena “Carmen”, nell’area portuale Blu Salento, chiudendo a passo di danza i festeggiamenti. Insomma tutto è pronto per Santa Cristina, quest’anno senza scompigli né litigi, anche grazie al nuovo comitato, composto da persone impegnate nella valorizzazione della città su più fronti. Non resta che salire sulla giostra.
(articolo tratto da QUI SALENTO luglio 2010)