
Nei ristoranti l’olio va servito in bottiglie sigillate
La ristorazione tarda a diventare il veicolo di conoscenza dei celebri oli extravergini di oliva italiani. Ma la legislazione, in questo caso, sta cercando di accelerare il processo virtuoso di divulgazione e commercializzazione. Il 2006, infatti, resterà un anno memorabile viste le due importanti vittorie ottenute da chi produce extravergine di qualità.
Per fronteggiare l’olio anonimo, di qualità mediocre e spesso straniero (che costa poco) ma spacciato per olio italiano, a febbraio e a giugno 2006 sono stati varati due provvedimenti che hanno introdotto lo stop alle oliere ed alle ampolline per l’olio, e il divieto di rabbocco nelle bottiglie.
Almeno sulla carta, insomma, tutto sarebbe a posto. Peccato che, di fatto, pure in Puglia – patria per eccellenza dell’extravergine di oliva – capita ancora spesso di vedersi servire a tavola un crostaceo freschissimo abbinato, purtroppo, ad una oliera con dentro un olio che ne distrugge la bontà. Probabilmente toccherà ai consumatori, che tanto hanno stimolato i ristoratori portandoli ad offrire finalmente il vino in bottiglia al posto di quello sfuso, cominciare a prestare più attenzione ai condimenti. Si sa che a tavola la legge più efficace (ancora più di quella varata dal Parlamento) resta la solita: se c’è la richiesta (del cliente), ci sarà l’offerta (del ristoratore).
Intanto, vediamo insieme quali sono le novità normative introdotte a partire dall’obbligo di portare a tavola in tutti i servizi di ristorazione al pubblico l’olio extravergine di oliva <
Ed ecco la seconda innovazione. Oltre alla <
A giugno, infatti, una circolare del Ministero delle Politiche agricole ha chiarito i contenuti della legge n. 81/06 nella quale si prevede che <
L’interpretazione ministeriale – sottolinea la Col diretti – ha vietato con chiarezza estrema l’utilizzo delle oliere ma anche il rabbocco delle bottiglie e ha dato torto a chi pensava di apporre la sola etichetta su di un qualsiasi contenitore.
Nel frattempo, limitandoci al gusto, il futuro del rapporto di amore-odio fra ristorazione e olio extravergine di oliva sembra dover essere simile a quello del vino. Fino a ieri in brocca, oggi blasonato con richiesta esclusiva di vini Doc o Igt, e la presenza sempre più diffusa della carta dei vini, con il ristoratore che consiglia il miglior abbinamento con la pietanza. Anche per gli oli, alcuni ristoratori pugliesi più lungimiranti, e che hanno dedicato tempo alla conoscenza di questo prodotto mediterraneo per eccellenza, sanno scegliere e proporre il migliore condimento, e portano a tavola la carta degli oli valorizzando dell’olio italiano che proviene per il 40% dalla Puglia.
(articolo tratto da “Gazzetta del Mezzogiorno Speciale” del 29.11.2006)