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Nella giungla delle etichette

articolo del 12-02-2007

Impariamo a “leggere” bene le indicazioni sulle bottiglie

Per una maggiore sicurezza di qualità è sempre meglio acquistare bottiglie in cui vi sia l’indicazione di un marchio che fornisce garanzia sulla provenienza e la genuinità del prodotto. Ecco le varie tipologie di prezzi

Record su record per l’olio di oliva che resta, però, tutto da esplorare. Al supermercato troviamo l’extravergine a prezzi estremamente variabili, con picchi che vanno dai 2,50 euro fino a oltre 10 euro a bottiglia. Come orientarsi? Noi italiani siamo tra i principali consumatori mondiali con circa 13-14 chili a persona ogni anno, eppure secondo i sondaggi non siamo degli esperti conoscitori dell’olio di oliva. L’Italia con circa 600mila tonnellate di produzione media si piazza al secondo posto in Europa, e la Puglia con il 40% del totale è al primo posto nel Belpaese.

Anche nella Puglia dell’olio, però, i consumatori bombardati da tante offerte e da una giungla di etichette possono avere delle incertezze al momento dell’acquisto.

La prima decisione da prendere riguarda la provenienza: una bottiglia su due contiene olio di origine straniera. Se desideriamo portare a tavola un extravergine di oliva italiano, o meglio ancora pugliese, conviene orientarsi verso i 37 oli extravergini Dop. Questa sigla significa Denominazione di origine protetta, vuol dire che sono oli che hanno ottenuto un riconoscimento comunitario e vengono prodotti in base a uno specifico disciplinare di produzione ed in un territorio delimitato. Entro il 2008, secondo l’ufficio studi della Coldiretti, ne saranno consumate 8 milioni di bottiglie l’anno.

Altra possibilità è quella di acquistare una bottiglia sulla quale vi sia l’indicazione (facoltativa per legge) prodotto 100% italiano oppure italiano.

In Puglia, dove ci sono ben 1.200 frantoi e 240.000 aziende impegnate nel settore, non dovrebbe poi risultare difficile fare shopping di olio direttamente dai produttori con un vantaggio in più: molto spesso è possibile degustarlo prima dell’acquisto.

È in continua crescita il consumo di olio extravergine di oliva biologico che, ovviamente costa qualcosa in più. Variabili che portano il prezzo verso l’alto, inoltre, sono la provenienza da olivi secolari (che comportano maggiori spese di raccolta a fronte di unicità nel gusto) oppure la tecnica di lavorazione (come la spremitura a freddo che riduce la quantità del prodotto finale, a vantaggio della bontà).

Se poi nella piramide del prezzo, dove i più costosi di solito sono i Dop e i biologici, scendiamo un po’ più giù troviamo l’extravergine senza precisazione sull’origine italiana (quindi, solitamente straniero) e che oscilla attorno ai 4 euro a bottiglia. Non c’è da stupirsi, poi, se con le offerte promozionali i discount lo offrano addirittura a 2,50 euro: è il cosiddetto sottocosto che viene proposto per attirare il consumatore e tentarlo con altri acquisti magari non così convenienti.

Extravergine, per legge, significa che l’olio non può superare il limite massimo di acidità pari allo 0,8%. Attenzione, però, perché non è percepibile nel sapore ma solo attraverso analisi di laboratorio.

A tutto vantaggio dei consumatori, ecco che con il nuovo regolamento comunitario è stato stabilito che un olio per essere classificato come extravergine non deve avere difetti e deve presentare almeno una intensità minima di profumo fruttato.

Un capitolo a parte è quello di prodotti di nicchia come gli extravergini ottenuti dall’oliva denocciolata. Ben più raro, pari solo al 5% della produzione, è poi l’affiorato ovvero quella parte di olio che affiora appena terminata la lavorazione.

 

(articolo tratto da “Gazzetta del Mezzogiorno Speciale” del 29.11.2006)

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