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Occhio alla conservazione

articolo del 26-02-2008

Nelle lattine di metallo, appena aperte, va travasato

L’oro giallo si trasportava, anticamente, in anfore di creta. Ancor oggi si usa la ceramica

Periodicamente gli archeosub ritrovano nei fondali del Mediterraneo resti di antiche navi cariche di anfore cretacee. I vascelli affondati per le tempeste trasportavano carichi di olio da un paese all’altro, questo a riprova di quanto e come l’olio fosse presente nella vita, anche economica, di quanti popolavano le coste del “Mare Nostrum”.

Nell’antichità il vetro era prodotto raro, quasi prezioso, né la lavorazione delle leghe metalliche aveva raggiunto i livelli odierni, sì che il trasporto e la conseguente conservazione dell’olio, avveniva appunto in capaci contenitori di terracotta.

Sin da allora era stato chiaramente intuito che, pur tenendo conto della ipotetica frangibilità delle anfore, la terracotta era l’unico materiale che permetteva di dare all’olio mobilità commerciale senza che le sue qualità ne risentissero.

Oggi i materiali per approntare i contenitori sono molti di più; il vetro – fra l’altro infrangibile – offre garanzie notevoli, e le leghe metalliche offrono la possibilità di realizzare contenitori di qualunque dimensione.

Trasporto a parte comunque, resta sempre il problema, affatto secondario, della conservazione dell’olio, in particolare quella casalinga.

L’aureo prodotto infatti impone l’osservanza di alcune accortezze, che garantiscano la permanenza di uno standard qualitativo ottimale.

Malgrado tutto il progresso nell’arco di secoli, i contenitori di terracotta o di ceramica, restano ancora fra i più adatti. Dal punto di vista termico, ma essenzialmente anche da quello del rapporto del prodotto con la luce. Infatti è bene conservare l’olio in locali che ad una temperatura stabile ed abbastanza fresca, uniscano anche il buio.

È ovvio che al momento – i tempi dell’ultimo conflitto sono lontani e non c’è bisogno, come accadeva allora di fare scorte in quantità massive – la maggior parte dei consumatori acquista periodicamente la quantità d’olio necessaria. Anche per l’olio però – come per il vino – esistono le “annate”, e può accadere che ci sia chi intende approfittare del picco qualitativo e mettere da parte una buona quantità di prodotto.

In questo caso, come si diceva, contenitori di ceramica di una certa capienza sono ancora consigliabili. Fra l’altro l’artigianato di Grottaglie vede nella realizzazione di questi contenitori una delle voci più apprezzate della sua gamma di produzione.

Naturalmente – bottiglie a parte – l’olio viene anche commercializzato in recipienti di latta. In questo caso il consiglio che si può dare è che se il consumo non è massivo e veloce, una volta aperta la lattina (è un termine indicativo non della capienza), è bene che l’olio venga travasato in bottiglie, poiché il vetro garantisce una impeccabile conservazione. Gli olii più pregiati vengono messi in vendita in bottiglie di vetro scuro, appunto perché questo protegge meglio l’olio dalla luce; vanno bene comunque anche le bottiglie chiare, se però vengono conservate poi in luoghi non colpiti dalla luce.

Occorre infine fare attenzione anche alla chiusura dei recipienti di conservazione: chiusura ermetica e nello stesso tempo tale da non influire (odori ed altro) sul prodotto conservato.

D’altra parte, si usa definire l’olio “l’oro di Puglia”, e l’oro bisogna conservarli con cura!

 

(articolo tratto da “Gazzetta del Mezzogiorno Speciale” del 29.11.2006)

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